Viaggio in Myanmar, Malaysia, Singapore e Tailandia in quasi due mesi con i bambini ancora piccoli – Parte 1: MYANMAR

Atterrati a Yangon c’era un autista che ci aspettava all’aeroporto (ci siamo affidati ad un’agenzia di Yangon di nome “Ayarwaddy Legend”, indicata sulla guida Lonely Planet, che ci ha organizzato un’autista e i voli interni). Avevo letto un po’ dappertutto che in Myanmar era essenziale avere una guida che parlasse Atterrati a Yangon c’era un autista che ci aspettava all’aeroporto (ci siamo affidati ad un’agenzia di Yangon di nome “Ayarwaddy Legend”, indicata sulla guida Lonely Planet, che ci ha organizzato un’autista e i voli interni). Avevo letto un po’ dappertutto che in Myanmar era essenziale avere una guida che parlasse la lingua del posto … effettivamente l’inglese lo parlavano veramente in pochi. Non so se nel frattempo la situazione è cambiata, a noi è stata di grande aiuto, anche se spesso le abbiamo chiesto di girare da soli perché ci sentivamo più liberi e volevamo lasciarci sorprendere. Alla fine le guide si sono limitate a fungere da autista e a darci qualche interessante informazione. Tra una meta e l’altra ci siamo spostati in aereo e ogni volta c’era qualcuno ad aspettarci all’aeroporto. Con i bambini ancora così piccoli ci sembrava troppo complicato usare i mezzi pubblici ed effettivamente il sistema dei trasporti locali lascia alquanto a desiderare (bus sgangherati, tutti ammassati, zero informazioni in inglese, ecc.).

Ma torniamo al nostro arrivo a Yangon. Appena scesi dalla scaletta dell’aereo ci siamo resi conto di essere finiti proprio in un altro mondo, un mondo lento, di altri tempi, autentico. Una bella botta dopo Singapore. Ci guardavano in molti, una famiglia con due bimbi ancora piuttosto piccoli, biondini, abbiamo avvertito tanta curiosità nei nostri confronti e anche tanti tanti sorrisi.

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Yangon

A Yangon (la capitale) piano piano abbiamo capito che il turismo lì era ancora poco presente, di famiglie A Yangon (la capitale) ci siamo resi conto che il turismo lì era un concetto ancora molto vago, di famiglie con bambini non ne abbiamo proprio viste. Ma camminando tra le strade e seguendo alcune indicazioni della guida (Lonely Planet: la nostra bibbia), qualche locale dove consumare i pasti lo abbiamo trovato, ma la lingua … com’è difficile comunicare senza avere almeno l’inglese come lingua veicolare. 

Purtroppo, qui come un po’ in tutti i Paesi più esotici, è difficile entrare realmente in contatto con la popolazione locale se non c’è una lingua comune con cui comunicare e inesorabilmente si finisce con il legare perlopiù con altri turisti. È gran peccato perché le difficoltà linguistiche ti impediscono di immergerti realmente a fondo nelle altre culture. A Yangon abbiamo visitato la meravigliosa Shwedagon Pagoda che era in ristrutturazione, ma è stato bellissimo aspettare il tramonto in quel posto.

Shwedagon Pagoda – Yangon

Non vi elenco tutti i luoghi d’interesse visitati, questi sono facilmente reperibili su tutte le guide, mi limito a indicarvi i luoghi da non perdere o quelli che ci sono piaciuti di più.

Dopo Yangon abbiamo preso un volo per Heho, diretti al Lago Inle. L’esperienza negli aeroporti birmani è qualcosa di unico, a ognuno viene appiccicato un adesivo sulla maglietta di diverso colore a dipendenza della destinazione e i bagagli vengono presi in consegna al check-in da omini in carne ed ossa che li trasportano direttamente ai velivoli. E l’elenco dei passeggeri è scritto a mano … Per chi ha l’ansia o la paura di volare, gli aerei birmani non sono proprio il mezzo di trasporto adatto (sono piccoli, sobbalzano parecchio). Ma gli spostamenti via terra sono molto lenti, anche perché le strade sono piuttosto dissestate.

Aeroporti birmani

Arrivati a Heho ci siamo diretti verso le Pindaya Caves: le famose grotte contenenti ben 8000 statue del Buddha in teak, marmo, cemento e altro. Soffro un po’ di claustrofobia e all’interno della caverna (molto profonda) non mi trovavo granché a mio agio, ma è comunque impressionante vedere tutte queste statue.

Pindaya Cave

Il paesaggio tra la grotta e il Lago Inle è bellissimo, si attraversano campi dove si vedono parecchi agricoltori al lavoro, carri trainati da animali e macchinari antiquati.

Donne al lavoro
Roba d’altri tempi

E poi eccoci, arrivati al Lago Inle: bellissimo, autentico, un mondo a sé tutto su un lago, mercati, abitazioni, vita, agricoltura, …

Lago Inle

Vi consiglio di starci un paio di giorni o di più, possibilmente evitando i circuiti turistici. Per girare sul lago occorre per forza affidarsi a barcaioli, che tendono a portavi in piccoli laboratori di tessili o di oggetti d’artigianato orientati alla vendita di souvenir per turisti. Questo a volte può infastidire. Qui quasi nessuno parla l’inglese e faticavamo a orientare il barcaiolo (peraltro estremamente gentile, come tutti), che forse tendeva ad accompagnarci nelle zone più battute dal turismo anche per disposizioni statali. È stata comunque un’esperienza unica, con paesaggi e colori magnifici. Vi pubblicherei le mie migliaia di foto, ma ve le risparmio, non è questo il sito adatto.

La vista sul lago Inle
Salvagenti non proprio a misura di bambino …

Una delle cose più belle è stato anche poter entrare nelle case degli abitanti del luogo: semplici capanne sull’acqua dove i bambini guardano la TV, le donne lavano i panni nel lago e gli uomini intavolano discussioni.

Damiano e Samuele davanti alla TV con dei bellissimi bimbi birmani
Ci sono anche gli orti e le coltivazioni di fiori galleggianti
Tipico villaggio su lago Inle
Tutti al mercato
Tramonti indimenticabili sul Lago Inle

Poi siamo stati trasportati verso un villaggio piuttosto nascosto dove si trova il complesso dell’Inn Thein Pagoda(assolutamente da non perdere!). Il nostro barcaiolo ci ha lasciato a bordo fiume e abbiamo salito una scalinata immersi in un paesaggio bellissimo, forse uno dei più belli mai visi in vita mia.

Inn Thei Pagoda
Inn Thein Pagoda
Una simpatica vecchietta nei dintorni della Inn Thein Pagoda
Bisogna sempre togliersi le scarpe quando si scende dalle barche
Quasi surreale …
Tipica foto da cartolina dal Lago Inle – questo mi sembrava
comunque in posa per turisti (pescatori)
I nostri bimbi sono diventati a volte delle attrazioni anche per i monaci buddisti

Lasciati il Lago Inle abbiamo di nuovo preso un aereo direzione Bagan. La bellissima Bagan: la vallata che racchiude oltre 2800 templi antichi risalenti all’XI e XII secolo fanno di questo luogo uno dei posti più suggestivi al mondo. Eravamo da quelle parti intorno ai giorni di Natale, pochissima atmosfera natalizia (comprensibile visto che il Myanmar è un Paese prettamente buddista), faceva molto caldo, di turisti (più che altro zaino a spalla) ce n’erano parecchi e verso il tramonto tutti i templi si riempivano di molte persone in caccia di foto dalle mille sfumature.

Niente da dire, questa vallata dei templi verso l’ora di sera è qualcosa di imperdibile. Forse, se fossimo stati in giro senza bambini, avremmo girato molto di più in bicicletta tra i mille templi, indipendenti e con soste a nostro piacere, ma anche qui avevamo un autista, estremamente gentile e che assecondava qualsiasi nostra richiesta, ma la cui presenza non ti fa mai sentire padrone della tua giornata fino in fondo.

Aspettando il tramonto tra i templi di Bagan
Sbucano templi a perdita d’occhio

La cosa più strana che ci è successa da queste parti è che i locali volevano proprio toccarci, scattare fotografie insieme ai nostri bambini. Insomma, per loro eravamo una vera e propria attrazione, qualcosa fuori dal comune.

Che strano, il bisogno di poterci toccare … (Adriano e Damiano erano straniti)

Lasciata la splendida Bagan abbiamo preso l’ultimo volo interno verso Mandalay. Qui mi ricordo che di turisti proprio non ce n’erano quasi e ho fatto anche una gran fatica a trovare dei pannolini per Samuele. Cose per noi normalissime come dei semplici pannolini, sono per loro dei beni di lusso.

Vicino a Mandalay non vi potete perdere la visita del U Bein teak bridge (ponte) che si trova ad Amarapura (che duecento anni fa era la capitale reale del Paese), meglio se verso sera o la mattina se volete scattare delle belle foto.

U Bein Teak bridge

In zona si trova anche il Mahagandhayon Monastery dove a un determinato orario (che non ricordo, dovete informarvi) si può assistere a diverse attività giornaliere di molti giovani monaci. Si osserva come e dove vengono preparati i pasti, la rasatura giornaliera del cranio, il pranzo, ecc.

Mahagandhayon Monastery
Chissà com’è veramente la vita di un monaco
Non mi sono sempre sentita a mio agio in questa visita, perché mi sembrava in parte di
essere allo zoo e di guardare questi monaci dietro a delle sbarre …

Molto bella è anche la gita ad Inwa (Ava), la vecchia capitale. Ad Inwa si arriva attraversando un fiume con una barca e poi si gira questa zona con un carretto trainato da cavalli. Si attraversano diverse piantagioni di banane, palmeti, risaie, alcuni templi e un monastero tutto in legno dove sono presenti ancora dei giovani monaci.

Niente auto, solo mezzi non motorizzati
Ogni momento è buono per correre e giocare anche con altri bambini: è forse uno degli aspetti
più belli di un viaggio in un Paese come il Myanmar
Inwa
Niente più bello del verde delle risaie
Anche qui un’esperienza bizzarra: credo ci fosse una cerimonia tipo il corrispondente della nostra cresima o qualche altro rito di passaggio buddista e hanno voluto a tutti i costi avere anche i nostri bimbi nella loro foto di gruppo con fotografo ufficiale
Monaci a scuola ad Inwa

Per l’ultimo giorno a Mandalay siamo andati a Mingun che si raggiunge in un’oretta con una barca risalendo il fiume Ayeyarwaddy. Qui troverete la campana più grande al mondo e diverse pagode e stupa (è un monumento buddhista, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie) molto belli.

Mingun Bell
Mingun Paya

Tornati a Mandalay abbiamo infine visitato le nostre ultime pagode e monasteri.

Mandalay Palace

E via, lasciamo questo splendido Paese, che ci ha regalato grandissime emozioni e via, verso la Tailandia, per trascorrere anche qualche giorno al mare.

Alloggi in Myanmar:

Yangon: Taw Win Garden Hotel (2 notti)

Inle: Golden Island Cottage (3 notti)

Bagan: Thazin Garden (3 notti)

Mandalay: Ayarwaddy River View (3 notti)

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